MyExpo – La recinzione (parte 1 di 2)

“Se ne vuoi parlar male ci devi andare”.

 

Questo è stato lo spirito con cui sono andato fino a Rho-Fiera e il motto col quale difendo questa decisione da quelli che si proclamano fieri di non esserci andati e mi danno del pecorone.

È lo spirito col quale mi accingo a scrivere questa recensione che sarà senz’altro una guida per coloro che si preparano ad andare all’Expo, soprattutto una settimana prima della sua chiusura.
La fatidica domanda è: vale la pena andare all’Expo?
La risposta è: dipende.

Da cosa? Da te.

Se sei uno che quando si siede sul divano e si accorge di aver lasciato il telecomando sul tavolo tira giù la Madonna e tutti i santi dal cielo, allora forse no, le file chilometriche di Expo non fanno per te.
Non rientri in quella folta schiera e vuoi visitare ogni padiglione dell’Expo?

Beh, per vederlo tutto il periodo migliore sarebbe stato maggio, mettiamo anche giugno, va.
La mia morosa e io abbiamo atteso tanto perché abbiamo immaginato che in quel periodo i lavori non fossero ancora conclusi, che fosse meglio attendere qualche recensione, che d’estate poi magari sarebbe stato troppo caldo e ottobre sarebbe stato l’ideale: chi vuoi che ci vada a ottobre col freddo che farà?

Ecco, il problema è che questo lo hanno pensato in milioni.
Se non altro è valsa la pena di attendere per ottenere da Groupon uno sconto del 50%, offerta che ci ha decisamente convinti a passarci un weekend (ingresso per due giorni 39€ a testa).

Il primo giorno è servito soprattutto per orientarsi (do per scontato che chi mi legge abbia scelto la formula due giorni) e per demoralizzarsi: noi siamo riusciti a vedere solo tre padiglioni il primo giorno, e nemmeno granché belli.

Siamo partiti col Turkmenistan, la cui coda scorreva rapida e indolore e dopo abbiamo capito perché…

Ci accoglie maestosamente il Supremo Leader Turkmeno ritratto in una enorme foto nella quale ci indica la via verso le meraviglie che la sua terra ha da offrire:
turkmeno

 

 

 

 

 

Gran bell’uomo.
Ed ecco le meraviglie che ha da offrirci il Turkmenistan:
turkpapero

Esatto, il Turkmenistan rivaleggia sul mercato con la Nelsen.

Cominciare la visita all’Expo dal padiglione del Turkmenistan demoralizza non poco, vedendo che è arredato come un negozio dei cinesi. Ma i turkmeni non ci offrono solo detersivi per piatti, al piano superiore troviamo pure latte di petrolio. Ma il tema dell’Expo non era il cibo?
Scopriremo più avanti che abbiamo cominciato la nostra expoavventura con uno dei padiglioni più brutti della esposizione universale. Eppure il Turkmenistan mi è rimasto nel cuore, perché sono sicuro che si siano impegnati davvero e che nella progettazione di quell’obbrobrio fossero davvero convinti di creare qualcosa che invogliasse la gente a passarci le vacanze nell’estate 2016.
Padiglione successivo: Qatar. Bello a vedersi da fuori col tetto a forma di cestone di vimini e fila accettabile.

qatar

Una fila di mezz’ora circa, interno carino e tecnologico, sicuramente hanno speso molto più che il Turkmenistan.
All’ingresso due inquietanti pseudologrammi (in realtà erano due figure umane proiettate su una sagoma vetrata), poi una guida ci ha illustrato i prodotti culinari qatarresi (non so se è corretto ma è una parola bella da pronunciare), si passa in una sorta di serra botanica con spiegazioni olografiche di ciò che il paese offre in campo agricolo, poi scale mobili per accedere ad una enorme sala con discesa circolare al cui centro su un telo conico era proiettato un filmato, che potevi visionare scendendo in circolo. Ovviamente la gente si fermava a fotografare la proiezione bloccandoti la discesa, ma che ci vuoi fare?
E qui finisce il Qatar. Carino eh, ma sono tutti così i padiglioni?

Pranziamo al JuiceBar, catena di cibi salutari con offerta vegetariana e vegana, purtroppo rintanato negli anfratti più nascosti. Mica è il MerDonald’s, oh.
Puntiamo ancora alle file corte e ai padiglioni piccoli, i cosiddetti cluster, ovvero i piccoli padiglioni radunati per tematica (cereali, spezie, caffé e cioccolato, ecc.) dove si trovano paesi come Bolivia, Tanzania, Pakistan, …insomma, quei paesi che non potevano permettersi grandi padiglioni come i paesi ricchi.
Purtroppo la delusione è enorme, trattasi di piccole sale addobbate alla meno peggio esponenti prodotti miseri. Per dire, il padiglione del Camerun offriva le statuine di elefante che vendono i vu’ cumprà in spiaggia, né più né meno.

La svolta arriva con la Corea.
La fila annunciata è di un’ora e mezza ma si rivela ben più rapida: dopo 45 minuti riusciamo ad accedere.

I coreani sono ben organizzati, lasciano entrare ogni due minuti gruppi di circa 30 persone.
I coreani sono riusciti ad amalgamare cultura, tradizione, arte e tecnologia creando un signor padiglione. Traendo spunto dall’onggi, la loro giara tradizionale, spiegano come la cucina coreana permetta di conservare il ciboottenendo il massimo dei nutrienti per ogni mese dell’anno.

onggi3

https://en.wikipedia.org/wiki/Onggi (sì, andate sulla wiki se siete curiosi, io non scriverò mai qualcosa nel dettaglio)

Finalmente qualcuno che ha centrato la tematica di questa Expo!
Riusciamo a dare un’occhiata anche al padiglione della Cina ma solo da fuori, vedendo il gioco di luci che sono riusciti a creare con delle luci a forma di canne di bambù, molto caratteristico.
Per il resto rimane poco tempo, dato che entro le 22 dobbiamo fare il check-in nel B&B milanese.
Giusto il tempo di vedere lo spettacolo dell’Albero della Vita delle 19. Discreto, davvero discreto. Peccato che lo spettacolo vero e proprio sia alle 21 e noi non potremo esserci.
Nel frattempo percorriamo chilometri per tornare alla metro mentre orde di persone stanno entrando, infatti dalle 18 in poi è possibile accedere all’Expo a soli 5€, direi una buona pensata per offrire un’alternativa serale ai milanesi in questi sei mesi.

E così la prima giornata di Expo si conclude, con la seria intenzione di arrivare il mattino dopo appena aprono i cancelli e puntare subito il padiglione del Giappone, la cui coda come ormai noto a tutti è in media di 7 ore. Ce la faremo!

Qui finisce la prima parte della recinzione, a breve (tse tse) la seconda.

 

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